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Ecco il fonoromanzo di Caparezza
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2008-04-07 17:30:27
URL: http://MusicaItaliana.com/news/it/08040703.html

Una volta li chiamavano “Concept album”, oggi si chiamano “fonoromanzi”: questa la definizione che Caparezza dà del suo “Le dimensioni del mio caos”, disco che racconta la storia di alcuni personaggi tra il 1968 e oggi. “Un fonoromanzo è un romanzo audio”, racconta lo stesso Caparezza, che si svolge in 14 capitoli, le canzoni del disco. Si, alla fine, potrebbe anche essere definito un concept album alla maniera degli anni '70. E' collegato all'uscita di un libro, “Saghe mentali”, che nella parte finale estende su pagina la storia del disco, dando indicazione su cosa ascoltare mentre si legge, per creare un'esperienza multimediale”.
Il disco è in uscita questo venerdì, 4 aprile, mentre il libro è già disponibile. Non è un'idea nuovissima: di cantanti scrittori ce ne sono molti, ormai. E alcuni hanno provato a legare libro e disco: “Non sono il primo a fare un libro e un disco, certo”, ribatte Capa. “Ma credo di essere il primo ad avere usato dei doppiatori professionisti, a cui ho fatto interpretare i personaggi della storia. Non è neanche la prima volta che provo a sperimentare l'idea del concept album, anche se in “Habemus capa” non c'ero riuscito, alla fine era più un disco a tema. Questo è molto più complesso, sia a livello di trama che di idee musicali”.
Il disco inizia nel 1968, con la protagonista Ilaria – una hippie – che viene proiettata ai giorni nostri attraverso un varco spazio temporale creato da una chitarra sfasciata dallo stesso Caparezza ad un concerto di Jimi Hendrix: “Sapevo che nel 2008 molti avrebbero parlato del '68, per i quarant'anni della ricorrenza. La sfida era parlarne alla mia maniera; volutamente non ho scelto simboli politici, ma sono andato a pescare un simbolo del mio campo, la musica: Jimi Hendrix, che in quell’anno tenne tre concerti in Italia. Alla fine il mio vero mito è Frank Zappa, anche se ho un minima percentuale della sue capacità. Forse l'unica cosa che mi accomuna a lui è la voglia di non prendersi troppo sul serio, la voglia di mischiare diverse cose”.


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